Dopo un periodo di crescita e di ottimismi per certi veri anche ingiustificati, il mercato petrolio torna a creare molte ansie agli operatori di trading. Infatti l'oro nero ha aperto questa mattina a quota 49,31 in calo dell'1,18% rispetto alla chiusura precedente. Era da più di una settimana che il greggio non scendeva sotto quota 50 dollari al barile.
Accordo OPEC sempre più lontano
Partiamo dai dati: il future sul WTI con scadenza dicembre ha perso l’1,1% (49,96 dollari) al NYMEX. Il future sul Brent invece scende all’ICE del 1,3% a 50,79 dollari. Si tratta del più basso livello dal 30 settembre. Sul grafico tecnico sembra inoltre che si stia formando un pattern cuneo wedge trading.
Come ormai accade da mesi, il sentiment nei confronti del petrolio è influenzato dalle dichiarazioni dei paesi produttori in merito all'accordo OPEC+ raggiunto il mese scorso ad Algeri. L'intesa ipotizza un taglio della produzione di circa 700.000 barili al giorno a 32,5-33 milioni di barili al giorno. Un accordo puramente teorico e verbale, che dovrà essere compiutamente concretizzato il prossimo meeting del 30 novembre a Vienna.
La posizione dell'Iraq
Il problema è che nei giorni scorsi l’Iraq ha detto di non voler partecipare ai tagli della produzione, perché impegnato in una guerra contro l'IS. Sulla scia di queste intenzioni, adesso anche altri membri dell’organizzazione potrebbero provare a sfilarsi dall'accordo, o quanto meno ridurre al minimo i loro contributi.
Il dilemma sulla Russia
C'è da aggiungere che anche dai paesi fuori Opec non giungono bei segnali. La Russia ad esempio non s'è ancora capito cosa intende fare. Secondo l’agenzia stampa Interfax l’inviato russo all’OPEC, Vladimir Voronkov, avrebbe affermato che “tagli alla produzione non sono per noi un’opzione". Appena due settimane fa però, Putin aveva detto l'esatto contrario. Intanto oggi gli investitori sono in attesa dei dati sulle scorte settimanali di greggio negli Stati Uniti, dopo che nei giorni scorsi il petrolio era stato penalizzato dagli ultimi dati USA sugli impianti. Potrebbe arrivare un altro duro colpo al mercato del petrolio, perché la pressione sui prezzi aumenterebbe se i dati dovessero essere negativi.




