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Chip a semiconduttori, perché sono così importanti a livello strategico ed economico?

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Questo settore è diventato uno dei principali terreni di scontro tra le grandi potenze mondiali, Stati Uniti da una parte Cina dall’altra

Quasi tutto quello che ci circonda è improntato alla tecnologia, e il cuore di ogni tecnologia è rappresentato dai chip a semiconduttori, elementi essenziali per tutti i dispositivi elettronici, dagli smartphone ai computer, dai televisori, alle automobili.
I chip costituiscono i veri e propri cervelli di tutti questi dispositivi, e senza di essi moltissime delle nostre azioni quotidiane probabilmente non potremmo neppure svolgerle.

Che cosa sono chip a semiconduttori

chip a semiconduttoriUn semiconduttore è un materiale in grado di condurre l’elettricità (come fanno altri metalli) ma al tempo stesso può fungere anche da isolante (come la gomma). Questa sua doppia proprietà lo rende ideale per l’uso nei dispositivi elettronici.

Il semiconduttore più famoso e utilizzato è il silicio (Si), ma altri sono il Germanio (Ge), l’Arseniuro di gallio (GaAs), il Fosfuro di indio (InP), il Seleniuro di cadmio (CdSe) e il solfuro di zinco (ZnS).
Grazie ai materiali semiconduttori vengono realizzati i transistor, ossia minuscoli dispositivi elettronici che agiscono come interruttori o amplificatori di segnali elettrici. Milioni o addirittura miliardi di transistor vengono poi assemblati sulle griglie che formano i chip, consentendo di elaborare e memorizzare le informazioni.

Chi produce i semi conduttori

tsmc taiwanLa realizzazione di semiconduttori è un processo lungo e complesso, che richiede anzitutto dalla disponibilità di terre rare e materiali critici, risorse che si concentrano in pochi Paesi e sono quasi integralmente sotto controllo della Cina. Invece i paesi in grado di produrre chip ad alte prestazioni si trovano per lo più in Asia.

Spicca soprattutto Taiwan, l’isola che la Cina considera un proprio territorio, che rappresenta il 90% della produzione mondiale di microchip di alta qualità, e dalla quale la Cina importa il 30% dei chip di cui ha bisogno. L’azienda TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company) è il leader indiscusso del settore.

Il ruolo strategico dell’industria dei chip

Proprio per via del ruolo fondamentale di chip a semiconduttori, qualsiasi fluttuazione nella domanda può avere effetti a catena lungo tutta la filiera, portando a fluttuazioni dei prezzi, carenze o scorte in eccesso.

Per questo motivo il settore dei semiconduttori ha assunto un’enorme importanza strategica, talmente tanto che l’industria dei chip è diventato uno dei principali terreni di scontro tra le grandi potenze mondiali, Stati Uniti da una parte Cina dall’altra, anche perché sono anche alla base del funzionamento delle più avanzate tecnologie belliche.

Per questo è in atto una corsa massiccia agli investimenti da parte sia degli Stati Uniti che della Cina, con l’obiettivo di affrancarsi dalla reciproca interdipendenza tecnologica. Chi si trova indietro è l’Europa, che rischia di trovarsi schiacciata da una competizione sempre più bipolare (USA-Cina) e per questo ha varato l’European Chips Act, un piano di investimenti per aumentare la produzione di semiconduttori nel continente e ridurre la dipendenza asiatica.

La crisi dei chip durante la pandemia

Quando c’è stata la pandemia, il blocco delle fabbriche e il contemporaneo boom improvviso della domanda di elettronica di consumo per il lavoro da remoto, ha mandato in tilt le catene di approvvigionamento globali, provocando la carenza di semi conduttori. Da allora è emerso che la forte concentrazione della produzione di chip a semiconduttori era un grosso fattore di vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali.

Per fronteggiarla molti paesi cercano di rilocalizzare e ampliare la produzione, tramite forti investimenti pubblici e partnership a livello industriale (come l’intesa USA e Australia sui metali critici). Tuttavia anche se la dipendenza dall’estero verrà ridotta ci vorrà un processo lungo e dispendioso per farlo.

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