Una nuova vicenda pone al centro dell’attenzione e delle polemiche Uber, il colosso della mobilità a noleggio. Tramite l’amministratore delegato Dara Khosrowshahi, la compagnia ha infatti ammesso che alla fine dello scorso anno due hacker hanno trafugato i dati di 57 milioni di suoi utenti e autisti (600 mila conducenti).
Secondo Bloomberg inoltre, per tenere celata la notizia è stato pagato un riscatto di 100mila dollari ai due hacker.
Pagamento e silenzio di Uber
Quali sono i dati trafugati all’azienda della nota app online per il noleggio di automobili con conducente? Si tratta di email, recapiti telefonici e anche i dati delle patenti degli autisti Uber.
La notizia positiva quindi è che i due hacker non sono riusciti a trafugare dati maggiormente sensibili, come quelli delle carte di credito o le coordinate bancarie nonché i social Security.
Da uno scandalo all’altro…
L’ad Khosrowshahi ha sostenuto di aver saputo dell’incidente solo “recentemente”. Uber non ha spiegato perché sia stato deciso il silenzio e non sia stata invece avvisata subito la polizia, anche se non è difficile comprendere il motivo. Ricordiamo che Dara Khosrowshahi guida il gruppo da pochi mesi, a seguito dello scandalo che aveva portato all’uscita dall’azienda del suo stesso fondatore Travis Kalanick.
Il neo amministratore delegato ha tenuto a precisare che sono state prese le necessarie contromisure per identificare i responsabili – che non fanno parte dell’azienda – e far sì che i dati da loro raccolti saranno distrutti. Khosrowshahi ha inoltre ammesso che Uber ha sbagliato nel non informare subito le vittime del pirataggio informatico e le autorità, riaprendo il dibattito sulla sicurezza e la trasparenza di tutte le società che gestiscono milioni di dati personali.
I precedenti
Va detto che Uber è solo una delle tantissime aziende che sono state vittime di cyberattacchi negli ultimi anni. Il caso più eclatante è stato quello del 2013 a Yahoo, quando furono trafugati 3 miliardi di account. Oppure anche quello subito da Equifax, che ha coinvolto oltre 145 milioni di clienti americani, canadesi e britannici.



