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Trading, sterlina ai minimi di 2 mesi tra timori Brexit e indipendenza Scozia

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Domani intanto ci saranno le elezioni di estrema importanza in Olanda, Francia e Germania

Il percorso della Brexit è tracciato. Cominceranno a breve le trattative tra Regno Unito e UE per l’addio formale all’Europa, mentre nel frattempo si intravede all’orizzonte un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. E così sui mercati valutari la sterlina torna ai minimi da due mesi, per la disperazione di chi ci aveva puntato forte facendo trading binario (vedi qui come funzionano le opzioni binarie).

La Brexit è il tema cruciale per il trading

Il fatto cruciale è come sempre la Brexit. Dopo qualche tentennamento alla Camera dei Lords, alla fine c’è stato il via libera al governo May, che entro una decina di giorni potrà così attivare la clausola contenuta nell’articolo 50 del Trattato di Roma (ovvero il via alle trattative per l’uscita dalla UE). Entro oggi è atteso anche il sigillo della Corona.

La sterlina soffre

Lo scenario, anche se ampiamente previsto, ha spinto comunque giù la sterlina. A metà mattinata perde lo 0,63% contro il dollaro (scambia a 1,2136), facendo segnare il minimo dal 17 gennaio scorso. Per quotazioni aggiornate, si vedano Consob broker autorizzati.
Anche se l’uscita dalla UE era già data per acquisita dai mercati, ci sono altri fattori che stanno pesando sulla valuta britannica.

Appuntamento elettorale in 3 Paesi

Domani ci saranno le elezioni di estrema importanza in Olanda, Francia e Germania. Qualora vincessero le forze euro-scettiche, per Londra sarebbe una bella spinta. Infatti il fronte contro l’Euro si allargherebbe. Al contrario, se gli europeisti dovessero avere la meglio, si prospettano delle trattative più dure per uscire dalla UE. E quindi uno scotto maggiore da pagare.

La Scozia scuote i mercati

Va poi messo in conto che il primo ministro scozzese, Nicola Surgeon, ha dichiarato di voler celebrare un secondo referendum sull’indipendenza della Scozia. Consultazione popolare che potrebbe esserci tra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019. La motivazione? Il 62% degli elettori ha votato a suo tempo contro la Brexit.

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