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Risparmio gestito, flop nel secondo semestre del 2016

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La colpa è principalmente dei fondi, che hanno vissuto una vera e propria emorragia di capitali

Il risparmio gestito attira sempre di meno gli investitori italiani. I dati resi noti da Assogestioni sono evidenti. Nel secondo semestre del 2016 i fondi di investimento e le gestioni patrimoniali hanno raccolto molto meno di quanto hanno fatto nella prima parte dell’anno. Le cifre: 935 milioni di euro contro 27,5 miliardi. Un crollo verticale.

I numeri del risparmio gestito

La colpa è principalmente dei fondi, che hanno vissuto una vera e propria emorragia di capitali. Circa un miliardo tra aprile e giugno. I 935 milioni di euro dell’ultimo periodo sono il risultato peggiore dalla fine del 2012, quando il mondo ancora portava i segni della grave crisi finanziaria del 2007-2009. All’epoca si registrò addirittura un saldo negativo.

I dati testimoniano che gli investitori trovano sempre più complicato individuare dei rendimenti interessanti nelle forme tradizionali d’impiego. Cercano altro, più remunerativo. Del resto le Banche centrali di mezzo mondo hanno ridotto i loro tassi fino a spingerli in territorio negativo, preoccupati di dare slancio all’economia e ai prezzi. E poco conta se alla fine viene penalizzata l’industria del risparmio gestito.

Troppa incertezza sui mercati

In generale, il calo della raccolta è il riflesso del clima incerto dei mercati finanziari. Se esaminiamo il dettaglio dei flussi, vediamo infatti che gli investitori sono letteralmente fuggiti dagli strumenti azionari (-2,7 miliardi) indirizzandosi verso le forme di investimento flessibili (+4,6 miliardi) e obbligazionarie (+3,7 miliardi). Il motivo è che si tratta di una tipologia di impiego che promettono ritorni al riparo di burrasche che possono verificarsi nella piazze di Borsa.

Le eccezioni positive

In un quadro così a tinte fosche, c’è comunque chi ha registrato dei dati positivi. Ci sono infatti alcuni Gruppi che mostrano saldi positivi tra sottoscrizioni e riscatti. Sono Intesa Sanpaolo (3,4 miliardi), Ubi Banca (1,5 miliardi) e Amundi Group (981 milioni). Il dato peggiore invece è quello del Gruppo Generali, che è in deficit per 9,1 miliardi (-7,8 dai fondi).

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