Il mercato dell’energia continua ad essere al centro dell’attenzione dei mercati nell’ultimo periodo. Preoccupa l’andamento della quotazione del gas, che sul mercato europeo hanno raggiunto il valore più alto degli ultimi due anni.
La corsa della quotazione del gas
Il rally dell’ultimo periodo ha spinto la quotazione del gas a superare la soglia dei 59 euro al Megawatt/ora al Title Transfer Facility (Ttf), il punto di scambio virtuale di Amsterdam. Non si vedeva un prezzo così alto dal 2023. Dalpunto di vista tecnico, lo stocastico lento veloce full evidenzia sempre una condizione di ipercomrpato.
Il ruolo chiave delle scorte
Il principale motivo dietro alla crescita del prezzo è il forte calo delle riserve europee. Secondo le ultime rilevazioni sono scese al di sotto del 50% della capacità. Per rendere l’idea di quanto siano basse, un anno fa di questi tempi il loro livello era al 67%. In generale sono a un livello molto inferiore rispetto alle medie mobili più usate. Lo scenario è poco omogeneo in tutta Europa, visto che in alcuni paesi la situazione è decisamente più critica. In Olanda sono scese al 33%, in Belgio al 35% e in Germania sono al 48%. L’Italia sotto questo punto di vista è più tranquilla, visto che i depositi sono pieni al 58%, oltre la media di questo periodo.
L’importanza delle scorte di gas è notevole, soprattutto durante i mesi invernali quando proprio lo stock copre circa il 30% del fabbisogno giornaliero. Peraltro questa soglia può arrivare anche al 50%, nelle giornate in cui il freddo è particolarmente intenso oppure quando la produzione di energia da fonti rinnovabili crolla (ad esempio per assenza di vento o di sole).
Prospettive future
Un livello così basso delle scorte fa immaginare che nei prossimi mesi la richiesta di gas aumenterà notevolmente per il ripristino delle stesse, in vista dell’inverno successivo. Ciò agisce come fattore rialzista per la quotazione del gas, che è in costante aumento da circa due mesi.
Va sottolineato che il prezzo del gas è in tendenza crescente da parecchi trimestri perché, dopo la crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina, il vecchio continente ha dovuto riorganizzare i propri approvvigionamenti. Niente più gas russo, maggiori acquisti di gnl da Stati Uniti e Qatar, ma a costi maggiori per via anche della competizione con gli acquirenti asiatici.


