Nonostante la situazione sia decisamente migliorata rispetto a qualche anno fa, i pagamenti della pubblica amministrazione continuano a muoversi troppo a rilento in molti casi, finendo per penalizzare soprattutto le piccole imprese che si muovono su un equilibrio molto sottile riguarda la liquidità.
I dati sui pagamenti
In base ai numeri forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato (relativi all’anno 2023), su 185,1 miliardi di fatture ricevute dall’amministrazione pubblica sono stati pagati 174,5 miliardi. Una decina di miliardi quindi ancora si trova alla scoperto. Nel primo semestre del 2024 più o meno i numeri sono analoghi, visto che metà dell’anno 5,8 miliardi non sono stati ancora pagati.
Complessivamente la pubblica amministrazione italiana accumula debiti commerciali per 58,6 miliardi di euro, che rappresentano il rapporto più elevato in relazione al prodotto interno lordo all’interno dell’UE.
Miglioramenti fatti da fare
Va evidenziato che negli ultimi anni la situazione è decisamente migliorata, ma sicuramente non basta. Va evidenziato soprattutto che questo scenario rischia di creare un grave danno alle piccole imprese, che sono il vero tessuto produttivo della nostra economia.
Rispetto alle realtà più grandi infatti, le piccole imprese non solo hanno un potere negoziale molto limitato, ma hanno anche un equilibrio finanziario più fragile. A peggiorare la situazione c’è anche una recente sentenza della Corte di Cassazione, secondo la quale i ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione sono eventi prevedibili e quindi non giustificano un eventuale mancato versamento delle imposte.
I ritardatari cronici e i pagatori migliori
Il grosso problema è soprattutto a livello di Stato Centrale, visto che nel 2023 ha onorato soltanto il 92,8% delle fatture ricevute. Oltre ad esser rimasto fuori il 7,2%, è preoccupante che i pagamenti sono stati effettuati entro i tempi di legge in meno del 70% dei casi. Alcuni ministeri in particolare hanno accumulato ritardi decisamente significativi.
In media è il Ministero del Lavoro ad essere ritardatario cronico, con 13 giorni di ritardo in media nei pagamenti. Ma anche la Cultura e il Ministero degli Interni, entrambi con ritardi in doppia cifra. C’è però anche la mosca bianca: il Ministero dell’Ambiente paga addirittura con 21 giorni di anticipo, quello dell’Università con 15 e quello del made in Italy con 14 giorni di anticipo. Anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri effettua i propri pagamenti con un anticipo medio di 8,5 giorni.


