L'economia italiana prova a rimettersi in moto. Da oggi 4 maggio è cominciata la Fase2, dopo che per circa due mesi c'è stato un lockdown rigido. Gli effetti di queste misure stringenti sono evidenti: la diffusione del virus è stata ridotta, ma l'economia s'è fermata.
La ripresa dell'economia italiana
Quella che comincia oggi non è certo la "normalità", perché siamo ancora lontani da tutto questo. E lo saremo ancora per un bel po' di tempo. Ma almeno per 4,4 milioni di italiani si rispalancano le porte di fabbriche, laboratori e uffici. Soltanto al Nord da oggi ricominciano a lavorare in 2,773 milioni. Era ora, visti i numeri da spavento soprattutto per le imprese artigiane, messe in ginocchio dalla pandemia.
Cosa potrà ripartire
Riparte quindi l’attività manifatturiera. In questo settore la Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha calcolato che su 100 lavoratori, ne torna al lavoro il 60,7%. Riparte anche il settore delle costruzioni, quello del commercio all’ingrosso legato ai settori in attività.
Potranno ricominciare a ritmo ridotto anche bar e ristoranti. Per il momento faranno solo consegne a domicilio o asporto.
L'economia italiana invece non conterà sulle attività commerciali al dettaglio diverse da quelle che erano già state autorizzate, quelle essenziali. Iniziano anche i lavori alle prime spiagge, per consentire agli stabilimenti di essere pronti in vista dell’estate.
Misure di controllo rigide
Come detto però, da qui a parlare di normalità ce ne passa. Nelle aziende infatti si lavora a condizione di osservare delle rigorose misure restrittive e tante precauzioni. Bisogna evitare che il virus riprenda a diffondersi, perché altrimenti faremo un nuovo passo indietro. Bisogna usare mascherine, rimanere distanti, usare igienizzante per le mani, sanificare gli ambienti, ecc. Bisogna fare un discorso diverso però tra grandi e piccole imprese. Per le prime è più facile adeguarsi al "protocollo". Per le piccole e meide imprese invece è assai complicato garantire il massimo della sicurezza, visto che si tratta di spazi di lavoro spesso piccoli, e che il budget a disposizione è azzerato (anche per via del lockdown).




