Con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente abbiamo assistito ad una forte flessione dei titoli azionari delle banche europee. Questa forte correzione tuttavia non è stata tale da minacciare il trend rialzista di medio-lungo periodo.
Lo scenario azionario sulle banche europee
La crisi nel Golfo, che resta il tema caldo per gli investimenti, ha avuto come immediata conseguenza l'aumento dei prezzi dell'energia. Il prezzo del petrolio è schizzato oltre la soglia dei $100 dollari al barile, innescando forti timori riguardo a una ripresa dell'inflazione globale.
Con le flessioni inflazionistiche in aumento cresce la probabilità di tassi di interesse rivisti al rialzo. Per le banche europee l'elemento cruciale è stato l'incremento di 40 punti base della parte a breve della curva dei tassi, quella che sostiene il margine di interesse netto. Con l'annuncio della tregua di due settimane e le speranze di una de-escalation, lo scenario si è quasi capovolto.
Gli altri elementi di volatilità
Per le banche europee ci sono altri fattori che hanno innescato una certa volatilità sul mercato azionario, come ben si è accorto chi segue strategie trading giornaliero. Uno è legato al debito privato, preoccupazione crescente sin dall’ultima parte dello scorso anno. Un altro motivo di volatilità è legato al boom dell’intelligenza artificiale, ossia il rischio che alcune attività connesse a questo settore possano diventare turbolente.
Fondamentali solidi
Al di là dei fattori di volatilità temporanea, le banche europee possono contare su dei fondamentali che sono in miglioramento, come dimostrano gli ultimi risultati trimestrali. Gli istituti del vecchio continente hanno accresciuto volumi di prestiti e depositi, così come i ricavi. L’efficienza operativa delle banche dovrebbe continuare a migliorare.
C’è poi un altro fattore che va sottolineato, ossia il valore a sconto dell’intero settore a livello europeo, che è pari a circa il 35-38% dello Stoxx600. Ciò significa che le attuali valutazioni offrono un punto di ingresso interessante. Il principale fattore di rischio riguarda lo shock energetico, perché se dovesse prolungarsi ancora a lungo, l’economia potrebbe finire in recessione e quindi aumenterebbero i fallimenti aziendali.



