Dopo giorni di altissima tensione, arriva finalmente il salvataggio della Banca Popolare di Bari, commissariata venerdì scorso da Bankitalia. I risparmiatori possono così tirare un sospiro di sollievo.
Il piano di salvataggio della Banca
L'Esecutivo ha infatti approvato il decreto che stanzia 900 milioni, che serviranno all'agenzia statale Invitalia a finanziare l'acquisto delle quote della banca da parte di Microcredito Centrale. Di questi 900 milioni stanziati per il 2020 dal governo, poco più della metà potrebbero essere utilizzati per la Banca Popolare di Bari, mentre i restanti andrebbero a rafforzare altre banche del Sud o sostenere imprese come l'Ilva, sempre che non si rendano necessari ulteriormente per PopBari.
Un buco da un miliardo
La più grande banca del Meridione deve procedere in fretta a un rafforzamento patrimoniale di circa 1 miliardo, a causa della forte incidenza dei crediti deteriorati (sui quali la BCE ha imposto una stretta), che sono saliti a circa un quarto del portafoglio prestiti complessivo.
Un fardello che potrebbe anche salire, trascinando l’istituto sotto i minimi regolamentari, con le nuove svalutazioni in arrivo sui crediti. Se metà della cifra necessaria arriverà tramite MCC, gli altri 500 milioni arriverebbero dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd), partecipato dagli istituti di credito italiani. Dalla scissione delle acquisizioni fatte da Mediocredito Centrale, nascerebbe una banca d'investimento che sia in grado di sostenere le imprese del Mezzogiorno.
La vicenda Tercas
La cattiva gestione della popolare di Bari è uno dei motivi principali del dissesto, sul quale ha pesato in modo forte l’acquisizione di Banca Tercas nel 2013-2014, anche su impulso della Banca d’Italia. L'istituto venne capitalizzato per quasi 300 milioni dal Fitd prima di passare alla Bari, ma la Commissione Ue nel 2015 bocciò questa operazione considerandola come illecito aiuto di Stato. Una decisione che impedì al Fitd di intervenire sulle successive crisi bancarie, anche se ad aprile scorso il tribunale Ue ha poi dato ragione all’Italia. Nel frattempo la Bari per coprire il buco Tercas, la banca pugliese aveva chiesto ai soci oltre mezzo miliardo di euro. Le azioni, vendute a 9,5 euro, da mesi sono ferme a 2,38 euro. Ma in realtà valgono ormai quasi zero.




