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Banche, il nuovo DL allarga la platea dei rimborsi delle good banks

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Sono intanto stati approvati due emendamenti che allungano fino al 31 maggio il termine di scadenza entro il quale i risparmiatori potranno chiedere il rimborso forfettario

Arrivano buone notizie per tutti coloro che sono rimasti scottati dai loro rapporti con le banche travolte dai debiti e messe in liquidazione (Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) . Il decreto legge che sta per essere convertito, prevede infatti un allargamento del numero di persone che potranno ottenere i rimborsi.
Il lavoro della Commissione Finanze del Senato sul decreto si è concluso, e oggi il testo definitivo verrà esaminato nell’Aula riunita di Palazzo Madama.

Il decreto sui rimborsi dalle banche

Sono intanto stati approvati due emendamenti (uno proposto dal PD e l’altro dal Movimento 5 Stelle) che allungano fino al 31 maggio il termine di scadenza entro il quale i risparmiatori potranno chiedere il rimborso forfettario alle quattro good banks.

Inoltre possono richiedere i rimborsi anche il convivente more uxorio e i parenti entro il secondo grado, oltre al coniuge ed i parenti di primo grado. Si esclude poi dal computo del calcolo entro il tetto dei 100mila euro di patrimonio mobiliare il corrispettivo pagato per l’acquisto dei bond.

No oneri o spese aggiuntive

Inoltre è stato approvato un emendamento che impedisce alle banche di chiedere oneri o spese ai clienti che presentano istanza di rimborso. Precisando che il divieto è “sotto qualsiasi forma”.

Promuovere l’educazione finanziaria

E’ stato inoltre dato il via libera alla promozione dell’educazione finanziaria da parte della commissione, come più volte chiesto anche dalla Consob e a dalla Banca d’Italia. Verranno quindi introdotte delle norme a questo scopo, dopo aver verificato l’esistenza di un’ampia convergenza su questo tema così importante. Verrà quindi varata una “Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale”.

L’obiettivo è di innalzare il basso livello di alfabetizzazione finanziaria degli italiani, che rispetto agli altri paesi è ridottissimo: siamo infatti penultimi tra i paesi Ocse, davanti solo ai colombiani. Appena il 37% degli italiani è in grado di rispondere correttamente a tre delle quattro domande di base sull’educazione finanziaria (inflazione, diversificazione, rendimenti semplici e rendimenti composti). Nel Nord Europa si giunge in media al 65%.

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