Da poche settimane è andato in archivio il primo semestre del 2025, che per il dollaro è stato terribile. La svalutazione del biglietto verde è stata la più forte dal 1991. Ma potrà ancora andare avanti questo trend? E se sarà così, fin dove potrà scendere il greenback?
I numeri choc della svalutazione
C’è un dato eclatante che riguarda lo US Dollar Index, ossia l’indice che misura l’andamento del dollaro rispetto alle sei valute più scambiate al mondo. Nel primo semestre ha perso quasi l’11%, la svalutazione semestrale peggiore dalla seconda metà del 1991. Un trend così pesante non può essere solo congiunturale, e per questo solleva la questione di quanto il dollaro possa scendere ancora.
Il potenziale per un’ulteriore calo
Secondo gli investitori, esiste ancora la possibilità di un ulteriore ribasso da parte del dollaro. Hanno perso fiducia nella valuta a stelle e strisce, soprattutto perché non c’è fiducia nelle politiche aggressive di Trump e nella solidità fiscale del Paese. Anche chi negozia al rialzo la valuta americana, imposta degli stop loss ordine molto stretti, per evitare troppi rischi.
Al posto del dollaro, che era tradizionalmente considerato un rifugio sicuro, adesso si preferisce puntare sull’oro o altre principali valute. Sono soprattutto gli investitori internazionali ad essere diventati scettici nei confronti del dollaro. Le banche centrali, in particolare quella cinese, hanno acquistato aggressivamente oro per diversificare dal dollaro USA.
I tassi di interesse
C’è poi un altro aspetto da considerare. Probabilmente la Federal Reserve comincerà a tagliare i tassi dopo l’estate. E generalmente questo innesca una svalutazione. Se poi i rischi per la crescita economica USA aumentassero, allora la Fed potrebbe effettuare più tagli e allora il dollaro finirebbe sotto pressione.
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La fine del dominio del dollaro?
Tuttavia, è improbabile che la valuta statunitense perda rapidamente il suo predominio. O almeno non accadrà nel breve periodo. Qualsiasi impatto significativo sul ruolo del dollaro come valuta di riserva globale dominante si svilupperà probabilmente su un orizzonte pluriennale, anche per mancanza di alternative valide.


