Si sta avvicinando la scadenza del 9 luglio, quella dell’entrata in vigore dei dazi USA, ma il mercato azionario ostenta un’insolita calma. Gli indici azionari restano vicini ai massimi storici mentre la volatilità è bassa. Gli investitori danno quasi per scontato che il presidente Trump prorogherà quella scadenza, visto che ci ha abituati a far seguire le marce indietro alle minacce.
Il comportamento degli investitori
A ben guardare, lo scenario non dovrebbe offrire grandi spunti di ottimismo per gli investitori. Nonostante la sospensione di 90 giorni che si avvia a scadere, sono stati conclusi pochi accordi e i negoziati hanno fatto scarsi progressi. Allo stato attuale, i paesi esportatori che non avranno raggiunto un accordo bilaterale entro il 9 luglio dovranno affrontare i dazi annunciati da Trump il 2 aprile. Pur volendo immaginare una nuova proroga, lo stato dei fatti dice che una “pace doganale” è ancora lontana, soprattutto tra USA e UE.
Numeri eclatanti
Eppure lo S&P 500 ha appena concluso il suo miglior trimestre da dicembre 2023, superando quota 6.200. Ha guadagnato oltre 10.000 miliardi di dollari dall’inizio di aprile. Anche il Nasdaq 100, l’indice tecnologico, ha chiuso il suo miglior trimestre da marzo 2023, come si può vedere su qualsiasi app con bonus senza deposito. Quello che – ad aprile – era iniziato come un rally di sollievo dopo la sospensione dei dazi, adesso sta diventando qualcosa di stabile. Se il rally a due cifre dell’S&P 500 è stato trainato in gran parte dagli investitori al dettaglio, adesso sono entrati in corsa anche i cosiddetti investitori “intelligenti”, dato che il rally non accenna a fermarsi.
Meno preoccupazioni e più rischio
Quello che probabilmente sta spingendo ancora gli acquisti sui mercati azionari è l’andamento dell’economia, che resta stabile. Malgrado le politiche commerciali aggressive di Trump, la aziende americane sembrano rilassate, almeno per ora. Gli investitori sono poco preoccupati, e i migliori indicatori di volatilità trading evidenziano una calma insolita. In assenza di un rialzo dei tassi, dell’inflazione o della disoccupazione, le azioni sembrano destinate ancora a salire. Peraltro gli operatori hanno aumentato le loro scommesse sui segmenti più rischiosi del mercato.


