È un caldo che fa boccheggiare e che spinge il 2023 sul podio della classifica delle annate più torride mai registrate su questo pianeta. È l'effetto del cambiamento climatico, e porta come conseguenza una drastica riduzione della produzione agricola. Per questo, secondo un'analisi Coldiretti, le perdite per il settore saranno superiori ai 6 miliardi di euro registrati lo scorso anno.
Il conto delle perdite
L’aumento delle temperature sta influenzando la produttività agricola minacciando la sicurezza alimentare. Il grido d’allarme dell’agricoltura a causa della sicccità, come ci fu lo scorso anno si sta ripetendo anche in questo. Il moltiplicarsi di eventi meteo estremi ha caratterizzato il periodo successivo, e infine c'è stato un luglio così torrido che ha inaridito i terreni e favorito gli incendi.
Il conto delle perdite in agricoltura sarà così salatissimo: taglio del 10% della produzione agroalimentare nazionale. Questa sforbiciata sarà fino al 70% per diverse varietà di frutta e verdura, tra il 50 e il 60% per il mais, tra il 10 e il 30% per il grano, il 20% per il latte. Riduzioni così drastiche provocheranno perdite ingenti al settore agricolo, proprio nel momento in cui l'ortofrutta italiana piace sempre di più all'estero.
Il caldo e gli eventi climatici estremi
Come detto, il 2023 sarà il terzo anno più caldo della storia. Nei primi sette mesi infatti si sono registrate temperature che sono inferiori solo a quelle del 2016 e del 2020. Secondo il National climatic Data Centre, la temperatura media è stata superiore di 0,67 gradi rispetto alla media storica. Se consideriamo il mondo intero, la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani risulta addirittura superiore di 1,03 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo.
La tropicalizzazione del clima
La conseguenza di questo cambiamento climatico è l'aumento degli eventi estremi climatici, che ormai si verificano quotidianamente. Grandinate, trombe d'aria, tempeste di vento e ondate di calore provocano danni enormi alla produzione agricola, e quindi perdite economiche. Il nostro clima sta diventando sempre più simile a quello tropicale, e più di un quarto del territorio nazionale (il 28%) è a rischio desertificazione.




