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Sale scommesse: guerra tra De Magistris e la Sisal

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Scoppia a Napoli la guerra delle scommesse. Il Sindaco De Magistris e il suo assessore Enrico Panini hanno infatti voluto porre un freno agli orari di apertura delle sale scommesse. Ed è scoppiata la guerra. Partiamo da un dato statistico: in Campania esiste un’agenzia ogni 2123 abitanti. Il doppio che nel resto d’Italia. Proprio per questo motivo si è deciso di mettere un freno quanto meno all’incessante attività di queste agenzie.

La guerra delle scommesse

In base alla nuova delibera del comune di Napoli (in realtà risale a dicembre, ma è entrata in vigore da poco proprio per consentire agli operatori di adeguarsi), possono essere aperte solo tra le 9-12 e 16-23, mentre per le slot machine l’utilizzo va limitato nella fascia oraria 18-20. Il provvedimento è giustificato da esigenze di tutela della salute, dal momento che la ludopatia è una malattia e non soltanto un vizio.

sisal-scommesse-demagistrisMa come ha reagito Sisal? Malissimo. Il responsabile dell’area commerciale ha esplicitamente invitato le agenzie a violare l’ordinanza. La motivazione è che se fosse rispettata si arrecherebbe un danno al settore, con pesanti ricadute anche sull’occupazione che garantisce. Chi gli dà retta, però, potrebbe incorrere in una sanzione da 500 euro la prima volta. Alla seconda scatta il ritiro della licenza.

Ieri gli esercenti hanno intanto avuto un incontro con l’assessore, ma le parti rimangono molto distanti. Il punto è semplice: la delibera prevede la chiusura nelle ore che sono di punta, quelle serali e notturne (le corse dei cavalli chiudono anche a mezzanotte). Questo significa un pesante abbattimento dei ricavi per i titolari delle agenzie.

Peraltro la replica di chi gestisce il gioco d’azzardo è per certi versi giusta: “Che senso ha prendersela con le sale scommesse reali, quando poi ci sono quelle virtuali che sono aperte h24 per 365 giorni l’anno?”. Che senso ha, quando è possibile fare investimenti finanziari in Internet con le piattaforme di trading online?

La controreplica è altrettanto giusta, però: da casa ognuno fa quel che vuole perché è un luogo privato, mentre i negozi sono pubblici e operano sotto licenza. E la politica deve rispettare degli obblighi morali e tutelare la salute.

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