L’Italia cresce anche secondo il FMI. La novità arriva da Washington, dove c’è stato il cambio di punto di vista del Fondo monetario, che adesso vede dei progressi anche per il risanamento economico del nostro paese.
Secondo l’FMI (che domani si riunisce a Washington per discutere e approvare il Rapporto sull’Italia) questi progressi consentiranno di abbattere una quota del debito, ma comunque occorre fare i conti con due grossi problemi. Il primo è il costo del lavoro nel settore privato, il secondo è l’efficienza della pubblica amministrazione.
Il report del FMI
Lo scorso 12 giugno dagli esperti Fmi stilarono un documento dopo la loro “missione” a Roma. In base ad esso la previsione di crescita dell’Italia per quest’anno è pari all’1,3%. In media fino al 2020 sarà attorno all’1%. Difficile che possano esserci altri miglioramenti.
Secondo il FMI, il governo ha compiuto grossi sforzi per avviare un serio risanamento dei conti, che sono caratterizzati da un altissimo debito pubblico, tanto che il rapporto deficit-Pil dovrebbe rimanere vicino all’1,2% nel 2018. Nel giro di pochi anni poi ci sarà la “tendenza zero”.
I due fattori più critici
Ci sono come detto due fattori che preoccupano. Anzitutto il costo del lavoro per unità di prodotto italiano (Clup). Se si fa un confronto con la Germania, da noi una unità di prodotto costa in media tra il 20 e il 30% in più che in Germania. E’ anche vero che produrre di più non significa necessariamente produrre meglio. Ma lo scarto c’è ed è pure evidente.
Tuttavia il peggio lo riserva l’amministrazione pubblica. Secondo il FMI è costosa, inefficiente e arretrata, con un clima di corruzione percepita in tutte le attività.



