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Quotazione petrolio in declino, l’accordo OPEC non convince i mercati

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Il greggio chiuso con un ribasso di circa il 5%, sotto la soglia psicologica di 50 dollari al barile

Alla fine l’accordo sul greggio per il prolungamento dei tagli è arrivato, ma la quotazione petrolio è crollata. Grazie soprattutto alla spinta di Arabia Saudita e Russia, che hanno fatto da mediatori con i paesi Opec e non. Le due Nazioni, che controllano un quinto dell’offerta mondiale di petrolio, hanno ottenuto lo scopo: allungare il periodo dei tagli alla produzione fino a marzo 2018.

Russia, Arabia e la quotazione petrolio

La cosa notevole è rappresentata proprio dal gioco di squadra che hanno fatto Russia e Arabia, ossia due dei maggiori produttori di petrolio al mondo. I due ministri dell’Energia, Khalid Al Falih e Alexander Novak, hanno giocato come se facessero parte di un’unica squadra, quando invece uno sta nell’Opec e l’altro no.

I loro incontri e le visite reciproche si sono fatte sempre più frequenti, da quando lo scorso mese di settembre, a margine del G20-20 di Hangzhou, compresero la necessità di una strategia congiunta.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso?

Il destino ultimo di una cooperazione simile sarà per forza di cose un bivio: o la Russia entrerà nell’Opec, oppure i due paesi cominceranno a creare un OPEC nuovo, coinvolgendo i paesi più attenti nel partecipare ai tagli della produzione di petrolio (che non sono tutti, visto che già ieri sono spuntate delle crepe interne al cartello). Del resto Al Falih ha già parlato dell’esistenza di un accordo quadro per istituzionalizzare una cornice di cooperazione che vada oltre l’attuale azione congiunta. Tradotto: l’idea di un nuovo cartello c’è.

La reazione del mercato sulla quotazione petrolio

Intanto sul mercato la quotazione petrolio non è stata spinta come ci si poteva attendere dopo l’annuncio dell’accordo. Il fatto è che l’ammontare dei tagli è identico al precedente, e nessun altro paese che non lo avesse già fatto a novembre ha deciso di aderire. e in più, chi già era dentro, comincia a storcere il naso.

Il petrolio ha chiuso con un ribasso di circa il 5%, spingendo il Wti sotto la soglia psicologica di 50 dollari al barile, con un destino già segnato di buon mattino, quando Al Falih aveva annunciato che i tagli sarebbero rimasti identici nella misura, perché l’ipotesi di ampliarli non era necessaria. Una dichiarazione parsa poco sincera, e volta a mascherare i mugugni interni all’OPEC.

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